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lu sule, lu mare, lu vientu

Castrignano del Capo

Castrignano del Capo non abbassò mai la guardia e anche nei secoli successivi continuò a mantenere la vocazione alla difesa, sia per mantenere l'antico prestigio guerriero, sia perché vi era indotta dalla precarietà dei tempi e dal susseguirsi delle invasioni e delle scorrerie. Così, quando nel 1456 un terremoto fece crollare le superstiti fortificazioni romane, al loro posto furono immediatamente edificate due robuste torri; la data della loro costruzione è sull'architrave della chiesa: 1557. Nonostante ciò il paese cadde in mano agli Algerini sbarcati nella rada di Leuca nel 1624. Lo stemma di Castrignano del Capo simboleggia, dunque, le antiche vicende che determinarono la nascita del paese, anche se va aggiunto che in araldica la torre indica alti meriti, determinazione, spiccata predisposizione alla difesa attiva. Va aggiunto, per finire, che Castrignano del Capo è comune autonomo fin dal tempo dei Normanni e che nel 1816 ebbe giurisdizione amministrativa anche su Salignano e Giuliano, divenute frazioni, alle quali si aggiunse Leuca. Nel 1853 ebbe un importante "Monte frumentario" (una sorta di cassa rurale) costituito per venire incontro agli agricoltori della zona; fu una iniziativa dei Daniele di Gagliano e degli Arditi di Presicce che nel 1880 ottennero la trasformazione del "Monte" in "Banco monetale". Infeudato al Barone Bernardo De Castro (1270), il paese passò al figlio Gualtiero e successivamente ai  Pignatelli, ai De Caniano, a Errico Acconciaioco di Ravello, ai Capano. Nel 1378 era feudatario un certo Riccardo de Costerniamo e nel 1402 Baldassarre Della Ratta (casato di origine spagnola, di cui sarebbe il capostipite il catalano Diego de La Rath Conte Gran Camerlengo” 1285-1328, che venne in Italia verso il 1302 tra i cortigiani della Regina Sancia di Napoli; Governatore di Crotone, Maresciallo, Capitano Generale in Toscana nel 1305, Conte di Caserta e Gran Camerlengo del Regno di Napoli).