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lu sule, lu mare, lu vientu

Castrignano del Capo

Passò quindi ai Del Balzo, ai De Capua, ai Gonzaga, ai Brayda e nel 1602 ai Guarini ed infine agli Aragona che tennero la contea fino al 1806 quando fu abolita la feudalità con una legge del 2 agosto. Alcuni di loro furono feudatari molto pericolosi in quanto spalleggiati dal governo del meridione, guidato da viceré incapaci, che si permettevano di tutto; peraltro erano tempi in cui vivere significava per molti solo sopravvivere. All'epoca il nucleo familiare tipo abitava in uno, massimo due locali ed era costituito da più figli, nuore con figli a loro volta, e fratellastri tutti accomunati da una secolare povertà e un'ammirevole dignità non più riscontrabile ai giorni nostri.


L'agricoltura ed il turismo sono le fonti di ricchezza degli abitanti del piccolo centro salentino. La vite e l'ulivo conservano ancora oggi un ruolo primario nell'economia locale. Il nostro vino, proveniente da ottima uva, una volta "stumpata cu lli pedi", seppure un po' forte, è particolarmente gradito dai nostri concittadini mentre le quantità eccedenti il fabbisogno vengono conferite in cooperative ed acquistate da ditte del Nord che lo utilizzano per "il taglio" di altri vini più leggeri. Gli attuali mezzi di trasporto e le nuove tecniche di lavorazione, sostituendosi ai traini a due botti e a superati sistemi di trasformazione del prodotto, hanno enormemente accorciato i tempi della "campagna dell'uva" (fino a non molto tempo fa gli operai attendevano il ricavato della "campagna" o del raccolto del grano o della vendita dell'olio per "sposarsi e mettere su casa").E l'olivicoltura che si sforza ancora di tenere il passo; gli antichi trappiti (frantoi), isole lontane di macine, muli "trappatari" e "nachiri" hanno lasciato il posto a moderni impianti. La stessa raccolta delle olive, un tempo lunga e faticosa, ora viene effettuata con strumenti che ne consentono finanche la pulitura.