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lu sule, lu mare, lu vientu

Figure “storiche” di Castrignano del Capo

Tommaso Fuortes, Pippi Stefanachi, Vincenzo Cantoro, Peppino Calabrese, Elio Ivagnes, Cataldo Manco, Nando Marzo, Roberto Pirelli, Franco Siciliano, Antonio Ferraro, Anna Maria Rosafio (sindaci), Luigi Ciullo (podestà), Carlo Cantoro, Gaspare Trazza, Liborio Fersini, Vittorio Muzi, Isidoro Coppola, Nicola Vallone, Michele Donnicola, Pippi Maiese (possidenti), Pippi Stefanachi, Elio Ivagnes, Cataldo Manco, Lina Amoroso, Remo Vitali, Pompea Milo, Nicola e Raffaele Mariano,  Franco e Michele Petracca, Nicola Fersurella, Antonio D’Alessandris, Oliviero Ferraro e Luigi Rizzo (medici), donna Annita e signora Lina rispettivamente suocera e moglie di Pompeo D’Ambrosio, Caterina Pedone (farmaciste), Mons. Tommaso Stefanachi, Don Giuseppe Zocco, Don Ruggiero Monsellato, Don Nicola Rosafio, Don Nino Fersurella, Padre Angelo Buccarello, Don Francesco Cordella, Padre Gregorio D'Amico, Don Benedetto Serino e don Gino Morciano (sacerdoti), Suor Angela, Suor Grazia, Suor Maria, Suor Antonietta Vallo, Suor Teresa Zingarello, Suor Annunziata Fersurella, Suor Anna Schirinzi  (religiose), Liborio Fersini e Mario Cantoro (avvocati), Vito Fersini e Pierluigi Ferraro (ingegneri), Espedito Serra, Vito Cosi, Vito Margarito, Marcello Ferraro, Teresa Schirinzi e Cosimino Monteduro (impiegati comunali), Walter Pennetta (architetto), Francesco Vitali–Ncicchi Facenna, Ntoni Maruccia (lu guardia), Franco Venuti, Antonio Panzera e Michele Pizzolante (vigili urbani), Nicola Donnicola, Noemi Calandra, la Quarticelli, la Rospi e Mazzotta (insegnanti), Narducciu e Chiccu (conzafili), Ncicchi Stasi (cocchiere, proprietario  all’epoca di una bellissima carrozza nera), Cicciu Margarito – Scerra (sensale – estimatore), Salvatore De Sabato Totorotò (sagrestano), Pati lu Cori (proverbiale  mangiatore),  Ncicchi  Ndindò, Dumenicu Benadittu e Vito Precamorti (messi tuttofare),  Damiano Branca, la Cciolla e Fersino (tabaccai), Nicolì (organista), Cosimo Storella – mesciu Cosimu, mesciu Dieci, mesciu Cosimu e mesciu Custinu Tintore, mesciu Mimmi Schirinzi (ciabattini), Lu Pativitu (droghiere), Alfredo Stasi, Totu Ferraro-Barchetta, Michelino Nicolì, Fortunato Pirelli, Siro Licci e Valerio De Nuccio (geometri), Lu Trinchieli (grossista) Crisostomo Storella, lu Renna, lu Macchiaverna, la Papa, la Margherita e Gaetano Maruccia (alimentaristi), Cosimo Cordella e Totò Schirinzi (sarti), Rocco Colaci – mesciu Roccu, Francu Pizzichiccu e Michelino Maggio (autonoleggiatori), Vitucciu Passacravotti, Alfredu e Pompeu Pepparieddu, Donato e Micheli Stasi, Cicciu Iaià, Totu de lu Marcu, Ntunucciu Ttaccavele, lu Veli (pescivendoli), Ucciu Barchetta, Toto Pirelli, Vito Lecci – Vitucciu Sciuddi e Peppi Chizzi (baristi), mesciu Ucciu (guarnimentaro), don Bruno Ferraro (bancario), Sardella e Gambardella (finanzieri), mesci Lucianu e 'Ndrea Ferraro - Purcise, Ntunucciu Cacanella, Donatuccio Margarito (falegnami), Fioravante Trani e Guido Donnicola (meccanici), Michele Cassiano – lu curuna (poeta), mesciu Ncicchi lu Surdu, mesciu Cosimo Pepparieddu (intonacatori), mesciu Mimmi Pesa, Michelino Pizzolante (muratori), Antonio Stasi, Luigi Coccolo, Pippi Cordella - Moniceddu, Angelico e Blemando Branca, Nzinu Donnicola, Raffaele Stasi (barbieri), Micheli lu Sturnu, Diego e Ntunucciu Morciano, Marcello Gambettino (elettrodomestici), Uccio Schirinzi (mobiliere), Nino Serra e Mario Margarito (portalettere), Diso Pisani (teatrante),  Eupremio Fersino (cantante), mesciu Alfonsu, Enzo e Gigi Pizzolante (fabbri), Cisariu Maruccia (elettrodomestici poi banditore ed altro ancora: è stato la propaganda personificata, ne ha fatto di tutti i tipi con la sua vettura e l'altoparlante per le strade di Castrignano e delle marine: comizi elettorali, convocazioni del consiglio comunale, disinfestazione del paese in cui raccomandava in tono ironico ma con grande effetto: "chiudete porte e finestre, stasera si pompa"), mescia Rina e la Santa Scurranese (tessuti e merceria), Dante lu Moniceddu, Mario Vitali, Mikishop e Celeste Picci (ferramenta), Adamo Vitali – Damu Facenna e Ntoni Tunzi (trainieri), li Santu Papa (cavamonti), Cuntinu D’Alessandris – Mischinu (cinema), Patrunu Lucianu Ivagnes (mugnaio), don Luca (inventore), professore Ricchilongu e Pasquale Piccinni (orefici), don Rafele Vadruccio, Savino Panzera, Anselmo Ferraro e Peppino Campanile (impiegati postali), Pasqualino Branca (esattore), lu Ncicchi de la Stella (maniscalco), mesciu Pasçhizza (ambulante), mesciu Santu Donnicola, Ninu Ncrina, lu Pativitu, mesciu Totu Pizzichiccu (rivenditori e riparatori di biciclette, l’ultimo anche benzinaio), Cosimo Renna, Violanda e Cataldo Ferraro, lu Chiozza, lu Marcu, Cicciu Barbascia, Cosimo e Luciano De Nuccio (fornai), Roccu Nticchia, Ntoni Sciamà, Vitucciu Tunzi e Ginu Ferilli - Principiu (camionisti), Remo D’Amico (spazzino), lu Pilota (tuttofare).


Concittadini che si fanno onore

Prof. Luigi Stefanachi, neuropsichiatra, è stato proclamato "Uomo di Cultura" dal Comune di Castrignano del Capo nel corso di una cerimonia organizzata dall'Associazione Culturale "Teatro d'occasione" nel 2002, con la seguente motivazione: "L'alto qualificato e illuminato impegno profuso nella sua professione medica, unitamente all'amore per la sua terra e la sua gente, lo eleva a simbolo culturale della nostra Comunità".

Inoltre, con un gesto che la dice lunga sull’attaccamento che il professore ha verso i suoi concittadini, ha donato al Comune di Castrignano del Capo ben 850 volumi. La cerimonia in suo onore, organizzata da Rosanna Schina, direttrice della biblioteca comunale, si è tenuta il 27 dicembre 2012 presso la sala consiliare del Municipio.


Antonio Michele Ferraro, appassionato studioso della storia della nostra terra, tragicamente deceduto in mare nei pressi delle Tre Porte il 12 agosto 2006.

Suoi i tre fantastici volumi Salignano e i suoi documenti, Castrignano del Capo e i suoi documenti, Giuliano documenti e realtà storica editi rispettivamente nel 2001, 2004 e 2005.  


Padre Alberto Papa, originario di Leuca, sacerdote dal 1962 e dal 1963 missionario a Formosa, in data 24.2.1994 è stato insignito della Croce "Pro Ecclesia et Pontifice", riconoscimento conferito dal Pontefice a chi si è distinto per meriti di studio e per attività ecclesiastiche. Anche il governo di Formosa ha riconosciuto pubblicamente i meriti cultu­rali e sociali di Padre Alberto conferendogli una onorificenza del­la Repubblica.


Padre Angelo Buccarello, nato a Castrignano del Capo il 12 maggio 1942, è un religioso appartenente all'Ordine della Santissima Trinità.

Ordinato sacerdote il 28 giugno 1968 è in Madagascar dall’11 ottobre 1969.


Giuseppe Ferraro, detto Pippi, artista (scultore-pittore) oggi dimenticato, nato a Castrignano del Capo nel 1902 e morto a Genova nel 1966, leccese-novolese d’adozione, testimone delle vicende storico-culturali di Terra d’Otranto comprese nel periodo 1923-1966. Per l’esposizione di quaranta opere dell’artista nel salone del leccese Circolo cittadino, il 19 giugno 1958 venne stampato il fascicolo Dipinti di Pippi Ferraro, a cura dell’Accademia salentina di lettere scienze ed arti di Lecce.

Fu protagonista delle  mostre, un tempo febbrilmente allestite in ogni parte d’Italia (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 1953; Lecce 1954-55-56-57; Napoli, 1957; Taranto 1958 e, nello stesso anno, Roma, ecc.) e  (1961: Novara, Milano “Verritre”, Pescara, Chieti; 1962: Lecce, Bari; 1963: Bari; 1965: Zurigo, Sanremo).

Dopo il matrimonio con la gallipolina Gelsomina Spano, si era trasferito a Supersano, quindi a Novoli dove soggiornò fino alla fine e dove visse anche l’unico suo figlio, Ippazio (con la moglie Lina), che ne conservò inconcussa e pietosa memoria. Poi, il calvario… Genova. E l’addio muto delle sue statue, dei suoi dipinti, non meno assorto e dolente di quello dei suoi cari che lo hanno ricordato nel centenario della nascita insieme con la città di Lecce, (11-26 maggio 2002), nella splendida cornice del Convento dei Teatini.


Eupremio Fersino.  Non se ne fosse andato ancora giovane (a 55 anni, nel 1997, a Castrignano del Capo, dove era nato nel 1942: l’anno prossimo cadono i 70 anni dalla nascita e questo articolo vuole celebrarla), sarebbe diventato un “guru” della musica popolare. Ne aveva intuito la grande forza dialettica e identitaria in anticipo sui tempi, ma negli anni che gli sono toccati in sorte non era diventata di massa, non si pensava alla Notte delle Taranta e il Wall Street Journal non aveva ancora scritto che sarà il blues del XXI secolo. C’era solo il rock, imposto anche come consumo di massa dalla forza del business.

Così Uccio Aloisi era rimasto l’unico, o quasi, cantore della memoria. Non che, intendiamoci, al grande Eupremio Fersino siano mancate le soddisfazioni, tutt’altro: la critica più avveduta ha paragonato la sua bellissima voce a quella del tenore leccese Tito Schipa, qualcun altro i suoi acuti a quelli di Frank Sinatra, e altri ancora lo hanno accostato a Modugno e Claudio Villa. Non solo: emigrò in Lussemburgo per dare pane e futuro ai suoi 9 figli, e lì lo chiamò la Rai nei programmi per gli italiani all’estero: quando cantava “Lettera a papà” la gente aveva i brividi e tuttora, a risentirlo, fa venire le lacrime agli occhi. Divenne un artista popolare nel Benelux che diede un impulso alla carriera.

Grande Eupremio! Fondò due gruppi musicali: “Gli ultimi” (col maestro elementare Antonio Buffo, a Tricase, dal '79 all’82) e la “Bottega della canzone popolare”. In tournèe cantarono in Puglia, Lucania, si spinsero in Campania e in Calabria. Ospite della prima tv libera nata in Salento, “Teleleccebarbano”, la gente attendeva le sue esibizioni: “La Paola e lu 'Ntoni”, scritta dal maestro di scuola Michele Cordella (di Leuca), divenne conosciuto e con “Maestrina” vinse il Festival della canzone popolare salentina (dove portò anche la sua “Eccì, eccì”). La domenica mattina “l’usignolo di Castrignano” cantava a “Radio Santa Maria di Leuca”; si inventò i concerti in diretta dalle case della gente. Che lo amava follemente e lo cercava anche per le sue grandi doti di simpatia e umanità (i Fersino sono detti “Piaceri”): lo chiamavano, sin da bambino (nacque in una famiglia povera ma allegra, la madre, Michelina Schirinzi, era una scrittrice di “culàcchi”), i contadini nelle masserie e lo facevano cantare in piedi su una cassa di tabacco, e poi ai ricevimenti nuziali come maitre: metteva allegria. “L’uccellino”, “La veste”, “Quannu era giovane” erano le preferite. Con “Lu ciucciu allu semafuru” sbancò all’Anfiteatro di Lecce. Se la gente sotto la colonna di S. Michele chiedeva: “Come fai a mantenere la famiglia?” (sposò Carolina Ciullo, artista del giunco, come tanti ad Acquarica del Capo), rispondeva col sorriso ingenuo: “Con le canzoni”.

Cantò ovunque: in chiesa (voleva fare il prete, arrivò al V Ginnasio, poi fece il sagrestano con don Benedetto Serino, lui che era figlio di un becchino noto per le caratteristiche “basette” e che lo lasciò orfano, col gemello Damiano, nel 1946: finirono in orfanatrofio): “la sua Ave Maria di Schubert faceva venire i brividi”, ricordano a Castrignano. Alle feste patronali in tutto il Salento gli chiedevano “La còppula”, “Rondinella ci” (di cui è autore e che cantò a maggio 1981 a Otranto davanti a Giovanni Paolo II). A volte per cachet solo pane con la carne di cavallo (i celebri “pezzetti”) e un bicchiere di vino, sino all’ultimo da una sedia a rotelle e senza una gamba: il diabete mellito non perdona.

Oggi i figli Pantaleo (compositore) e Gianfranco continuano la tradizione. Ma anche la figlia Rosa nonostante viva da emigrante in Lussemburgo. Cantano le canzoni del celebre padre: “La crapa”, “Sù 'nzuràtu”, “La veste 2” (composta per i più piccoli), “Lu stagninu”, “La fotografia”, ecc. L’avventura del grande Eupremio continua, la sua voce vivrà per sempre.

(Articolo di Francesco Greco apparso il 30 dicembre 2011 sul periodico Lo Scirocco con il titolo L’usignolo di Castrignano)