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lu sule, lu mare, lu vientu

Lecce

Questo delicato equilibrio col primo dopoguerra e le opere di bonifica, compiute tra gli anni '20 e '30, cominciò a deteriorarsi; le acque palustri furono irregimentate in canali: il Canale Celsi (o Grande) imbrigliò i pantani "Corrente dei Celsi" e le "Paludi della Loggia", il Canale Fetida raccolse le acque dell'omonimo laghetto ed il Canale Rauccio convogliò le acque delle depressioni che portavano lo stesso nome. A prezzo di tali alterazioni ambientali l'uomo riuscì a vincere la malaria, e il cemento ebbe infine ragione del cordone dunare.


Procedendo dal Bacino verso l'interno, il nostro itinerario attraversa il piccolo Bosco Rauccio, di molto ridimensionato rispetto alla sua estensione originaria, che una volta doveva compenetrarsi con la zona acquitrinosa. Delle paludi di una volta non rimangono che tracce relitte, quali alcune depressioni umide segregate nella vegetazione arborea; un habitat singolare che ha permesso la sopravvivenza fino ai giorni nostri della Periploca graeca, una rarissima liana caducifoglia probabile relitto floristico di passate epoche con clima fresco ed umido.


Coi suoi 17 ettari scampati alla distruzione solo grazie alla natura rocciosa del suolo, che non ne consente l'utilizzo agricolo, il Bosco Rauccio è ciò che resta di quella che nel Medio Evo era la "Foresta di Lecce", cioè un'ampia area di vegetazione boschiva che dalla città giungeva fino al mare e si allargava da Otranto al confine con la provincia di Brindisi. Al suo interno eleganti radure si aprono in corrispondenza di affioramenti calcarei, che rendono difficile l'attecchimento dei lecci e che presentano essenzialmente cenosi geofite e terofite.