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lu sule, lu mare, lu vientu

La Pizzica

La musica di accompagnamento al rito, è la "pizzica-tarantata", molto somigliante, nella sua capacità di creare il trans e la dissociazione della personalità, al blues e alla macumba. Da non confondere con la "pizzica-pizzica", eseguita invece solo in occasioni edonistiche e conviviali come feste e matrimoni.


La pizzica, come tutti i canti salentini, è metricamente costruita per essere suonata con il tamburello, che ne è anche lo strumento fondamentale ed è un coacervo di simbolismi: il cerchio di legno rappresenta il mondo ma anche il cerchio magico-rituale in cui si svolge il rito; i sonagli di rame che disturbano il suono cadenzato, il disordine, l'irrazionale, il brutto, l'oscuro, ma anche la realtà; e la pelle rappresenta la costante ritmica che serve a reintegrare la taranta nell'ordine delle cose e della vita quotidiana.


Oggi i casi di tarantismo sono estremamente sporadici, limitati ai pochi vecchi tarantati, anche se permane, nelle fasce meno acculturate ed in condizioni economiche disagiate, una certa soggezione e timore nei confronti di un fenomeno così difficile da spiegare e su cui anche la scienza, a volte, non sa come pronunciarsi.

Una nuova forma di tarantismo si sta sviluppando e dilagando, ed è quello praticato da giovani, soprattutto appartenenti alle fasce medie, che (nelle manifestazioni pubbliche come nelle feste dei santi, dove si esibiscono gruppi che ripropongono il repertorio musicale tradizionale) ricercano la taranta così che li conduca all'individuazione di una identità personale, sociale e culturale e forse anche (come in passato) allo sfogo delle frustrazioni così da rientrare nell'ordine sociale per mezzo di un'altra via.