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lu sule, lu mare, lu vientu

La Pizzica

Scientificamente parlando, invece, con il termine "tarantola", si designa oggi il ragno pugliese. Fu coniato nel XIV secolo, quando comparve nel tarantino il fenomeno del "tarantolismo", cioè di quella violenta agitazione psicomotoria ritenuta conseguenza del morso della tarantola. I morsicati - "tarantolati" - entravano in uno stato di agitazione mentale e motoria per cui ballavano in modo esagitato al suono dl musiche vorticose, che furono poi chiamate "tarantelle", capaci di apportare loro un beneficio, secondo le leggende che andavano diffondendosi.

Prima di quell'epoca, nel mondo romano, il ragno nostrano si chiamava "phalangium" (dal greco "phalanghion"), da cui l'italiano "falangio" ancor oggi usato (curiosamente anche per la pianta bulbosa ritenuta l'antidoto contro il morso della tarantola). Non c'erano termini per tarantolismo, tarantolati e tarantella perché non esistevano quei fenomeni e la musica corrispondente. Fu nel 1683, che Sanguinetti, un medico, si sottopose volontariamente al morso di una tarantola, ricavandone, solo un arrossamento della parte e dimostrando come il tarantolismo non fosse provocato dal morso del ragno di Taranto. Lo stesso, nel 1742, fece Serrao, medico del re di Napoli, riconfermando l'esperimento di Saguinetti. Non per questo cessò il tarantolismo, che continuò a imperversare nel Meridione, interessando medici, etnologi, psicologi e la Chiesa (si pensò alla possessione diabolica).


Dal punto di vista zoologico, la tarantola pugliese fu battezzata dapprima Tarantula apuliae e diventò in seguito Lycosa tarentula per il gioco di priorità e sinonimie che tanto piacciono agii zoologi. E' uno dei ragni più grandi e più belli d'Italia, lungo anche più di 4 cm, ha forme massicce, vellutate e una livrea grigio rossiccia con complicati disegni neri e con forti zampe anellate di giallo e di bruno.