Storia del Salento
Le
origini
E’ molto difficile stabilire, con precisione,
a quando risalgono i primi insediamenti umani nella penisola salentina, ma
è indiscutibile, comunque, che questa terra fu abitata sin dalla
preistoria, come testimoniano resti quali avanzi di focolai, ossa umane e
di mammiferi e strumenti in silice rinvenuti nella grotta Romanelli, nella
grotta della Zinzulusa e nella grotta dei Diavoli a Porto Badisco.
Testimonianze che vengono fatte risalire al Paleolitico Superiore, cioè
tra dodici e diecimila anni fa. Le splendide pitture rupestri parietali
della Grotta dei Cervi, a porto Badisco, costituiscono una delle forme
artistiche più importanti del Neolitico in Europa. Con il popolarsi delle
rive del Mediterraneo, compaiono anche nel Salento intorno al IV millennio
a.C. i primi villaggi di capanne, soprattutto lungo le coste ioniche,
dediti alla lavorazione della ceramica, una prima forma, questa, di
civiltà “protourbana”. Tra il III ed il II millennio a.C. la metallurgia
rivoluziona l’artigianato neolitico sino a giungere all’età del Bronzo.
A questo periodo risalgono i Dolmen ed i Menhir che si trovano nel sud Salento. I Menhir sono delle colonne rettangolari, di forma irregolare, conficcate nella roccia. Più diffusi sono i Dolmen, monumenti formati da lastre di pietra, presenti anche sull’isola di Malta. Si pensa che questi avessero una certa funzione religiosa per i villaggi preistorici della penisola salentina.
L'antichità
Il Salento, a picco nel Mediterraneo, è stata da sempre meta abituale di genti marinare, avventuriere e fuggiasche che, oltre a transitarvi, spesso vi si insediavano stabilmente, introducendo gli usi ed i costumi delle loro terre. I Cretesi furono i primi, tra i popoli del Mediterraneo, a commerciare con gli indigeni salentini, stringendo con essi rapporti culturali e sociali.
Successivamente, anche i Micenei giunsero nel Salento, così come racconta Dionigi di Alicarnasso, e fondarono Hiria, che secondo i più sarebbe Oria e secondo altri si sarebbe trattato di una cittadina nei pressi di Patù. Secondo un’antica leggenda, riportata da Erodoto e confermata da Tucidite, furono proprio Cretesi e Micenei, stanziatisi nella Puglia meridionale, a dare vita ai Messapi Japigi. Messapi significa “popolo tra i due mari”. Altre fonti, invece, fanno risalire i Messapi ad una mescolanza tra Cretesi ed Illiri, un popolo, quest’ultimo, proveniente dal Nord dell’Albania.
I Messapi fondarono numerose città quali Alezio, Veretum, Vaste, Rudiae e Manduria. Riconobbero da subito la supremazia culturale ed economica dei vicini Greci ed ebbero infatti intensi contatti con le genti dell’Attica e del Peloponneso. Il loro dio della luce Batas, venerato nella grotta della Porcinara, nei dintorni di Leuca, fu successivamente assimilato al dio greco Zeus. La dea Thena, venerata nei pressi di Porto Cesareo, nell’antico villaggio di Scalo di Furno, venne assimilata dai Greci alla dea Artemide (Diana). L’unica traccia letteraria della cultura messapica che la storia ricordi fu lasciata dal poeta Quinto Ennio da Rudiae, mentre quasi niente rimane della lingua messapica.
Nel 706 a.C. gli Spartani fondarono Taranto. Archita da Taranto, filosofo pitagorico, governò la città e dette alla polis un momento di particolare sviluppo, riprendendo il dominio sul golfo, al quale però seguì un rapido declino determinato dall’arrivo dei Romani. Dopo alterne vicende nel 272 a.C. Roma sconfisse Taranto ed il suo alleato Pirro, re dell’Epiro, appartenente alla dinastia dei Molossi.Questa sconfitta segna la fine della Magna Grecia e dello splendore delle Polis localizzate tra le province di Lecce e di Taranto. Livio Andronico, simbolo dello sviluppo socio-culturale di Taranto, il primo a tradurre l'Odissea in latino, fu condotto schiavo a Roma, ma riuscì ad affrancarsi grazie alle sue opere come autore teatrale comico e drammatico. Con i Romani, Brindisi divenne il porto più importante dell'Italia meridionale, la porta d'Oriente di Roma a cui venne collegata dalla via Appia, cui seguì la costruzione della via Emilia, la via Gellia e successivamente le vie Traiane ed Adriane.
La fondazione di Lecce, l'antica Lupiae, risale all'età imperiale. Sorta a circa 3 Km dalla messapica Rudiae, deve il suo incremento demografico all'imperatore Adriano, che fece costruire il porticciolo di San Cataldo e, quasi certamente, l'anfiteatro, che poteva accogliere circa 20 mila persone. Più piccolo, ma interamente conservato, è il teatro a platea centrale, che poteva ospitare 5 mila persone. In epoca romana l'economia locale divenne prevalentemente agricola, vi furono impiantati uliveti e vigneti.
Il Medioevo

Dopo il crollo dell'Impero romano, con la scissione tra Impero romano d'Oriente ed Impero romano d'Occidente, il Salento fu oggetto di lotte fra Goti e Bizantini. Questi ultimi riuscirono ad ottenere e conservare il dominio, riuscendo a difendersi dalle continue incursioni dei Longobardi e degli Slavi sino all'arrivo dei Saraceni, che nell' 838 conquistarono Brindisi e nell' 840 Taranto. L'anno dopo fu la volta di Bari. Solo Otranto rimaneva una roccaforte sicura, in grado di resistere, grazie al sostegno dei Bizantini.
In seguito Basilio I, con l'ausilio dei Veneziani, scacciò gli Arabi dai territori occupati, ma per il travagliato Salento le incursioni continuarono, questa volta per mezzo dei Normanni. Bisanzio si dimostrò incapace di difendere queste terre ed ogni città si difendeva praticamente da se. Questa situazione continuò sino a quando, nella seconda metà dell'anno mille, il re normanno Roberto il Guiscardo prese il controllo del Salento, ottenendo il titolo di Duca di Puglia e di Calabria. I Normanni diedero stabilità a questa terra ed introdussero il sistema feudale, adattandolo alle diverse etnie presenti nella Terra d'Otranto, che continuò comunque ad essere la chiave di volta tra due mondi: l'Occidente e l'Oriente. La dinastia normanna si chiuse con Tancredi di Lecce, a cui seguì Federico II di Svevia, destinato a divenire padrone di mezza Europa. Poeta dilettante, appassionato di caccia e letteratura, diede nuovo impulso e stimolo alla cultura salentina.
Nel 1266 giunsero nell'Italia meridionale gli Angioini di Carlo I d'Angiò. Questi introdussero un feudalesimo arcaico alla francese da cui preservarono solo Brindisi, che dall'epoca romana continuava ad essere un fiorente porto. Con Alfonso I, detto il Magnanimo, gli Aragonesi che già governavano Catalogna, Sicilia e Sardegna acquisirono anche il Mezzogiorno dell'Italia e Napoli divenne il fulcro del loro dominio. Il periodo aragonese fu caratterizzato da continue immigrazioni di Albanesi, Schiavoni, Greci, Rumeni ed Epiroti che, attraversato il canale d'Otranto, si insediarono nel Salento, ma fu caratterizzato anche da un incremento negli scambi che il re catalano seppe dare all'economia salentina. Ciò nonostante, il Salento continuò ad essere terra di conquista turca, infatti, nel 1480, sebbene fossero state predisposte delle torri di avvistamento a difesa del territorio, Otranto dovette cedere alla ferocia degli Ottomani.
Le continue incursioni di genti provenienti da ogni dove, di razza e culture diverse, furono per i Salentini fonti di gravi danni e continue lotte, ma li arricchirono da un punto di vista culturale, umano, linguistico e commerciale. Nel quattrocento il Salento era ormai avamposto di una cultura occidentale con lo sguardo rivolto ad Oriente, terra di artigiani e mercanti legati alle sorti di Venezia, tratto d'unione tra mondi di culture e religioni diverse accomunati da un unico fattore: la paura e l'amore per il mare, fonte di ricchezza e di pericolo.
Il Rinascimento
Dal 1529 gli Spagnoli riuscirono a fortificare
la zona e difenderla dalle incursioni dei Turchi. Ma queste genti pagarono
cara, in termini di tasse e povertà, la raggiunta tranquillità. Rivolte,
insurrezioni e brigantaggio furono espressione del malcontento popolare.
Bisogna, però, rilevare che il periodo di dominazione spagnola fece
fiorire il Salento da un punto di vista artistico, con la diffusione dello
stile Barocco, di cui Lecce è la capitale indiscussa. Nel 1860, il Salento
si riunì al resto dell'Italia con tutti i vincoli ed i limiti che anni di
dominazione gli avevano imposto. Di questa multietnicità, determinata dai
corsi della storia, notevoli sono le influenze linguistiche e
socio-culturali che ancora permangono in questo territorio, che conserva
le vestigia di un passato travagliato popolato da pirati, cavalieri, armi
ed ancelle.
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